Inchiesta Ferrovia Saline – Cecina
Il treno dei desideri
Testo di
Duccio Gasparri
in La Piazza
Per salvare dallo spopolamento la Val di Cecina serve anche il rilancio della tratta ferroviaria Saline-Cecina. In questo servizio abbiamo chiesto a sindaci e a un esperto che cosa bisogna fare. Ed è emerso che…
I trenta chilometri della linea ferroviaria Saline-Cecina (temporaneamente sospesa per l’emergenza Covid) sono al centro di progetti e speranze per il rilancio del territorio. Se sul “cosa” sembrano tutti d’accordo, sul “come” ci sono idee differenti.
Sandro Ceccarelli
Sindaco del Comune di Guardistallo
“La ferrovia è un altro potenziale sprecato della Val di Cecina. Abbiamo provato a dialogare su temi di viabilità con altri sindaci, ma purtroppo c’è chi ancora si arrocca sull’idea del trenino a vapore. Basta! Leviamo i vincoli della linea ferroviaria. Possiamo avere un treno elettrico a batteria, con alto risparmio energetico, ce lo facciamo finanziare dall’Europa, e intanto realizziamo la pista ciclabile. Abbiamo il tre volte campione del mondo Paolo Bettini, il “Grillo”, che può promuovere tutto l’asse ciclabile da Cecina a Volterra, un vantaggio per tutto il territorio. Ma a qualcuno piace il treno a vapore… o il treno a gasolio, che per fortuna passa solo quattro volte al giorno, solo d’inverno, perché d’estate bloccherebbe la Sessantotto”.
Volterra è il baluardo della Val di Cecina, arroccata sui suoi 500 metri sul livello del mare, guarda alla valle come un possibile bacino di sviluppo territoriale, anche in relazione ai flussi turistici.
Giacomo Santi
Sindaco del Comune di Volterra
“Sul futuro della Saline-Cecina abbiamo affidato uno studio di fattibilità grazie a un finanziamento della Regione, del quale stiamo ancora aspettando i risultati. Le prospettive sono di potenziare e sviluppare la linea, e sono legate anche alla realizzazione della pista ciclabile. Io credo che la revisione della linea dovrà avere una finalità prettamente turistica, rivolta a quelli che si chiamano “Cammini Lenti”, forme di turismo ecologico e consapevole legate alla scoperta delle bellezze del territorio. Ritengo difficile pensare a una riattivazione del trasporto merci, mentre il potenziamento dell’offerta turistica potrebbe portare sviluppo al settore.
Fanno parte di questo progetto, attualmente allo studio, tutti i Comuni che vanno da Volterra a Cecina compresa. Volterra farà da capofila per quanto riguarda la progettualità. Una volta completato lo studio, speriamo di poter intraprendere un percorso condiviso con gli altri Comuni per ottenere un finanziamento dal Recovery Fund, verso il quale vogliamo essere pronti e propositivi. C’è da dire che la ferrovia, se lasciata senza un progetto di sviluppo, rischia sicuramente la chiusura in futuro. Ma al momento è inutilizzata solo a causa dell’emergenza Covid. La Regione non ha alcuna intenzione di sopprimere quelle corse che, per ora, sono semplicemente sospese”.
Intervista
Stefano Maggi esperto di mobilità sostenibile, storia dei trasporti e pianificazione urbana, ci racconta la sua visione per un’accessibilità verde, inclusiva e virtuosa in Val di Cecina. Venerdì 23 è intervenuto al convegno “Un treno che rivitalizza il territorio”, organizzato dalla Proloco di Saline di Volterra e SOS Volterra.
Stefano Maggi
Professore di Storia Contemporanea
all’Università di Siena
– Cosa c’è che non va con la Saline-Cecina?
“La linea Saline-Cecina è ormai quasi ferma da dieci anni: sono state conservate solo quattro coppie di corse nei giorni scolastici, a servizio quasi solo degli studenti. Questo ha sì consentito di non chiudere completamente la ferrovia, ma il servizio è inadeguato al bilancio non solo della linea, ma di tutto il territorio. La necessità è di rilanciare la ferrovia ripensando tutta la Val di Cecina in funzione della sua accessibilità.
Nell’Ottocento la ferrovia era alla base dello sviluppo cittadino. Oggi ci troviamo in una situazione simile: dobbiamo scegliere se restare nel ventesimo secolo, con le automobili e i camion, o proiettarci nel ventunesimo, dove il trasporto sarà sostenibile e pubblico. Bisogna immaginare non il treno attuale, ma un treno futuro che va a idrogeno, che non inquina: un treno nuovo.
Immaginiamo anche: un treno in partenza da Pisa Centrale con scritto sul monitor “Volterra”. Una straordinaria réclame per il territorio. Pensare che tutti i turisti vengano in macchina, arrivino a Volterra, dove si fermano un attimo e poi ripartono, è un’idea limitante”.
– Potenziare l’offerta turistica col treno quindi?
“Si continua a ragionare di autostrade, ma il mondo sta andando verso altre forme di mobilità: la bicicletta e i mezzi pubblici. Sulla Saline-Cecina serve un’idea nuova di ferrovia. Basterebbe offrire un servizio efficiente e continuativo durante la giornata, con una pista ciclabile a fianco della ferrovia, e non ‘togliere i binari per mettere la pista ciclabile’, come qualcuno dice.
Il treno e la bicicletta sono un incentivo eccezionale per accogliere masse di cicloturisti ai quali ora il territorio è precluso. Se si deve pedalare per 30 km da Cecina a Saline, in leggera salita, la platea si riduce a chi è abbastanza allenato e equipaggiato per farlo. Se si devono fare 7 km tra una stazione e l’altra e poi si può prendere il treno, la platea si estende a famiglie, bambini, anziani: diventa un divertimento per tutti, con ricadute molto positive sul territorio.
Questo cambiamento non gioverebbe solo al turismo, peraltro. Un esempio: se oggi un salinetto lavora a Pisa ha poche scelte: trasferirsi. Lo spostamento è un problema serio nelle aree interne. Con un servizio regolare che in poco più di un’ora lo portasse a Pisa, potrebbe tranquillamente vivere a Saline, consumare a Saline, frequentare e sostenere la Val di Cecina.
I turisti di domani cercano la sostenibilità, non gli ingorghi di auto per entrare a Volterra la domenica, e i cittadini vogliono i mezzi per non doversi spostare da casa loro. L’idea esiste già, come progetto paesaggistico della Val di Cecina. Va realizzato, ma ci vogliono enti locali consapevoli del fatto che l’accessibilità ferroviaria inserisce il territorio nella rete nazionale”.
– E gli enti locali sono consapevoli?
“Non lo sono al momento, gli manca la conoscenza delle buone pratiche in corso in altre zone d’Italia. Fondamentale sarebbe la sinergia e la capacità di coordinarsi tra i Comuni della Val di Cecina. Devono realizzare la pista ciclabile all’interno del progetto paesaggistico, e realizzarla al fianco della ferrovia. Poi devono coordinarsi per riordinare la rete di trasporto, dove i pullman siano complementari al treno e non sovrapporsi.
Ai Comuni spetta inoltre fare pressione sulla Regione perché stanzi fondi per nuovi treni, ampliamento del servizio, ammodernamento e manutenzione.
Esempi virtuosi di ferrovie che hanno rivitalizzato il territorio sono in tutta Europa, e anche in Italia: in Val Venosta (Alto Adige) e a Lucera (Puglia) la riscoperta delle potenzialità del trasporto ferroviario consente agli abitanti di spostarsi con facilità. Come questi due territori, dovremmo anche noi guardare al futuro, per chi verrà dopo, abbracciando la tutela dell’ambiente e l’accessibilità come obiettivi centrali”.
– Quali sono i treni del futuro?
“Le littorine che circolano ora in Val di Cecina sono prossime alla pensione. Queste verranno sostituite da treni nuovi, elettrici dove possibile, o ibridi, cioè a diesel ma dotati di accumulatori che si attivano quando il treno è in prossimità dei centri abitati per ridurre le emissioni. I treni ibridi stanno arrivando, la Toscana li ha già comprati ed entreranno in servizio nel 2023.
I treni a idrogeno sono ancora pochi, ma arriveranno in Italia nel 2024, ad esempio sulla ferrovia Brescia–Iseo–Edolo. Se riattiviamo efficacemente la nostra linea, il treno ibrido può partire da Pisa in elettrico, arrivare a Cecina e salire col motore diesel fino a Saline. Un domani vedremo probabilmente ibridi elettrico-idrogeno e visto che l’idrogeno è prodotto a Saline, vedo una futura sinergia per la tecnologia a idrogeno sul territorio”.
– Può la società civile contribuire alla nascita di questo circolo virtuoso?
“Noi ci abbiamo provato, siamo cinque professori delle Università di Siena, Pisa e Firenze: due ingegneri (Massimo Macucci e Marco Antonelli), un economista (Tommaso Luzzati), un urbanista (Francesco Alberti) e io che sono uno storico.
Di recente abbiamo avuto un appuntamento con la Regione per proporre il rilancio della ferrovia: l’assessore regionale ci ha ascoltati con interesse, ma abbiamo bisogno del territorio. Noi possiamo portare l’attenzione sui temi chiave, ma c’è bisogno degli enti locali che, con un progetto comune e realizzabile, spingano la Regione a metterlo in pratica, con il coinvolgimento delle Ferrovie.
La Cecina–Saline va salvata ora, altrimenti è finita. L’accessibilità della Val di Cecina si chiude qui”.


