14 settembre 2020
Invece di
potenziare
è stata valutata
la soppressione
Eravamo nel pieno della pandemia. Alla fine dell’estate del 2020 il treno sulla linea ferroviaria Cecina – Saline di Volterra fu soppresso. Con l’apertura dell’anno scolastico, nonostante la tratta risultasse perfettamente in esercizio e fosse stata oggetto durante l’estate di interventi di manutenzione ordinaria da parte di RFI, un servizio sostitutivo su gomma prese stabilmente il posto del treno. Forti furono le rimostranze dell’associazione SOS Volterra, mentre la Pro Volterra espresse tutto il proprio disappunto per una decisione considerata diametralmente opposta a quella auspicabile.
Le proteste si levarono anche sui social, da parte di genitori di studenti e cittadini, per quanto accadde la mattina di quel primo lunedì senza treno a Ponteginori. Il pullman sostitutivo della corsa Saline di Volterra – Cecina delle 7:06 giunse infatti alla fermata già al completo, generando un grave disservizio per i giovani pendolari. Alle 7:15, il mezzo non poté far salire gli studenti diretti verso Cecina, essendo ormai privo di posti disponibili.
Nei giorni successivi il malumore fu mitigato con il servizio di un secondo autobus, ma tra le famiglie degli studenti serpeggiarono fin da subito preoccupazione e malcontento per problematiche che sarebbero state del tutto evitabili con il mantenimento del regolare servizio ferroviario. Si sottolineò come proprio il treno, per la sua capienza e configurazione, sarebbe stato il mezzo più adatto a garantire il distanziamento sociale nell’epoca del Covid.
Si covarono molti malumori per diversi mesi certi che dietro la scusa della pandemia ci fossero decisioni prettamente economiche, così fra convegni, mobilitazioni di associazioni, appelli su Change.org per ripristinare il servizio giunse la promessa sussurrata dalla Regione che le corse ferroviarie sarebbero riprese non appena la situazione pandemica lo avesse consentito.
Franco Frediani
Presidente Pro Loco Volterra
Anziché chiudere si dovrebbe invece cogliere l’occasione per rilanciare, in particolar modo pensando al ripristino dello scalo merci a Saline di Volterra. Un progetto che, proprio negli anni scorsi, aveva visto convergere Università di Firenze, Pisa e Siena, durante un seminario in Sala del Maggior Consiglio di Palazzo dei Priori, al fine di mettere a punto un progetto di fattibilità, condiviso con gli enti locali, che ne permettesse il riuso a servizio di una zona produttiva intercomunale, proprio a Saline di Volterra.
Alberto Chiodi
Presidente SOS Volterra
Nel 2020 durante la pausa estiva era stata eseguita la manutenzione ordinaria ed effettuata una manutenzione straordinaria su tutti i passaggi a livello, con la sostituzione delle sbarre mobili, a cura di RFI. Fu terminato anche il consolidamento strutturale del ponte sul Botro dell’Alabastro. Resta quindi l’inquietante “giallo” sulla mancata ripartenza, a meno di ricalibrazioni dell’ultimo minuto, su cui nessuno ha vigilato.
C’erano tagli anche in altre linee, sembra, poi però rientrati. Di fatto è rimasta solo la Cecina – Saline di Volterra, già chiusa, come di consueto, per tutto il periodo estivo. Bisogna riattivare il treno e farlo subito, altrimenti sarà, ancora una volta, l’anticamera della chiusura definitiva, di quello che è sempre stato considerato, a torto, un ramo secco.
Ad oggi infatti, per riprova, qualsiasi data si selezioni nella simulazione dell’acquisto di un viaggio, il sistema ti dice sempre che il servizio viene svolto con bus. È ora di smetterla con il gioco delle tre carte ed il treno deve tornare a poter correre sulla tratta. In un recente passato, proprio grazie alle battaglie di SOS Volterra, il treno, che era stato definitivamente soppresso, fu riattivato. Come allora, adesso, non molliamo un millimetro. Il tempo è già scaduto e non possono essere fatti altri errori. Il fatto che siamo ancora noi a sollevare il problema, purtroppo è solo la punta dell’iceberg di quanto interessi realmente il futuro della tratta ferroviaria, il cui rilancio dovrebbe invece stare a cuore a tutti.
Un fulmine a ciel sereno quindi, quello della chiusura, che ha preso ancora una volta un po’ tutti alla sprovvista. Non è bastato infatti un protocollo con quattordici Comuni, Cassa di Risparmio di Volterra e Fondazione CRV per il rilancio della tratta, firmato qualche anno fa, uno studio realizzato dal Prof Stefano Maggi, il fatto che la Regione a suo tempo abbia inserito le idee dello studio nel PIT, quindi negli strumenti di programmazione e governo territoriale e che abbia, dopo forti pressioni da parte del territorio, riaperto la tratta ferroviaria, inaugurata nell’occasione dal Presidente Enrico Rossi in persona. La Regione Toscana si è vantata, in questi anni, proprio di non aver chiuso nessuna tratta ferroviaria locale. Al momento invece, l’unica che non riaprirà, è proprio la Cecina – Saline di Volterra. Non è bastato l’impegno quotidiano degli enti negli anni per risolvere le criticità, non è bastato il treno letterario, non è bastato il lancio del treno a vapore, come non basterà l’aver fatto restaurare e ristrutturare per ben due volte la Stazione a Saline di Volterra, creando anche le condizioni base per l’intervento da oltre sette milioni sulla linea, effettuato appena pochi anni fa da RFI. Infine la Regione ha premiato, nemmeno un anno e mezzo fa, il territorio del Volterrano e della Val di Cecina, con 70.000 euro per la progettazione, relativamente ad un piano complessivo di rilancio della tratta.
Sibilline sul caso le parole di Trenitalia, che lega il destino finale del servizio su ferro al numero dei passeggeri, dicendo che in qualche modo, da loro dipenderà la decisione finale sul futuro della tratta. La palla ora quindi è in mano alla Regione e a Trenitalia, che dovranno decidere se riaccendere una fiammella, che ad oggi sembra destinata, con l’avallo dei due enti, a spegnersi definitivamente.
Enrico Grilli
Presidente Pro Loco Saline
La linea ferroviaria Saline-Cecina è essenziale per tutto il territorio della Valdicecina, sia per i grandi investimenti che sono stati fatti per la messa in sicurezza della linea, sia per la presenza di Stabilimenti che potrebbero aver interesse a diversificare il trasporto delle proprie merci, anche in considerazione delle strade che ci ritroviamo.
La giustificazione in merito ai pochi pendolari non può essere accettata in quanto la linea è stata negli anni progressivamente ridotta a soli 4 viaggi giornalieri che trasportano per lo più studenti provenienti da e per Cecina. Chi lavora lungo la tratta non ha la possibilità di sfruttare le corse per la loro limitazione numerica.
Nel periodo che potrebbe avere un maggior appeal turistico (l’estate) la tratta viene soppressa per essere sostituta con un pullman che non consente di rispettare le coincidenze con i treni a Cecina. Un servizio così non è più accettabile. Trenitalia deve dire chiaramente quali sono le sue intenzioni e il Comune di Volterra assieme agli altri Sindaci devono far sentire la loro voce.
Salvatore Neri
Sindaco di Riparbella
Purtroppo, la frammentazione della politica e la perdita di un dibattito dove l’obbiettivo comune sia determinare una visione a medio termine capace di correggere le distorsioni portate da scelte limitate a visioni “hic et nunc” è un male diffuso. Noi sindaci siamo sopraffatti dai problemi quotidiani e abbiamo bisogno che delle strategie a lungo termine se ne occupino prima di tutto gli enti regionali. Sappiamo tutti che il mantenimento della linea ferrata ha dei costi notevoli, non è certo una novità di oggi. Quello che è mancato, a mio parere, è stato un progetto in cui la Regione, con Trenitalia e i Comuni coinvolti, pianificassero il futuro dell’infrastruttura.
Il problema dei pendolari rimane però, soprattutto studenti, che sebbene possano non bastare per giustificare il mantenimento della storica linea ferrata, sono un punto fermo importante. Si tratta di trovare e investire su altri utilizzi del treno. Quello turistico, ad esempio, è sicuramente una delle possibilità e il Treno del Sale rappresenta un semplice esempio di quanto successo potrebbe avere. Penso inoltre che sia tempo di riprendere in mano il futuro delle “stazioni” dislocate sul percorso. Abbandonate da anni, poste in zone strategiche, sono un’opportunità per legare il treno alle attività outdoor come le bici e il trekking. Proprio pochi giorni Riparbella ha ufficializzato la propria partecipazione per le attività outdoor quale “Comunità Europea dello sport 2022”. Un treno che permettesse ai turisti “sportivi” di raggiungere le diverse stazioni della Val di Cecina da cui partire alla scoperta del territorio sarebbe un messaggio in linea con i necessari impegni contro i cambiamenti climatici, sarebbe in linea con le strategie turistiche del nostro territorio e quindi una opportunità da non disperdere.


