Skip to main content

Lo scontro tra Volterra
e Colle Val d’Elsa:
due visioni a confronto

Tra il 1860 e il 1887, Volterra combatté una delle prime grandi battaglie infrastrutturali dell’Italia unita. Mentre il Paese costruiva le sue ferrovie principali, la città, ricca di storia ma isolata, lottò per non essere tagliata fuori. Quella che doveva essere una questione tecnica divenne una guerra politica, fatta di rivalità tra comuni, promesse non mantenute e scontri tra governo centrale e interessi locali.

La proposta di Colle (1877-1885):
“La ferrovia delle Sellate”

«Riconoscendo indiscutibilmente più conveniente ed economica la traccia per le Sellate e per la valle dell’Elsa, il municipio di Colle seguita a favorire con ogni concorso morale il tracciato Poggibonsi-Colle-Saline»

Delibera del Consiglio Comunale di Colle di Val d’Elsa, 18 novembre 1885

La posizione di Colle di Val d’Elsa era chiara: il tracciato attraverso la valle delle Sellate rappresentava la soluzione più economica e tecnicamente fattibile per collegare la linea ferroviaria centrale toscana con il tronco esistente delle Saline. Tuttavia, questa scelta avrebbe lasciato Volterra in una posizione marginale, con la stazione più vicina a ben 11 chilometri di distanza. Per una città che basava la sua economia sull’esportazione di alabastro e prodotti agricoli, questa distanza si traduceva in costi di trasporto proibitivi e in un ulteriore isolamento commerciale.

La risposta di Volterra non si fece attendere. Il consiglio comunale, consapevole del rischio di essere tagliato fuori dalle principali rotte commerciali, rifiutò categoricamente il tracciato delle Sellate e cercò alleati per promuovere un’alternativa. L’alleanza con San Gimignano, che proponeva un percorso alternativo via Poggibonsi-San Gimignano-Volterra, e il lobbying parlamentare condotto dall’onorevole Maffei dimostrarono come la questione ferroviaria fosse ormai diventata una battaglia politica a tutti gli effetti. Nonostante gli sforzi, lo scontro si concluse con un sostanziale stallo, lasciando entrambe le città senza una soluzione concreta.

Lo Stato e
le promesse
non mantenute

Il decreto fantasma (1860)

«Col decreto dell’8 marzo 1860 il governo della Toscana […] ordinava la costruzione di un braccio di deviazione da Cecina per le Saline, ma riconosceva che il tronco rimaneva incompleto»

Memoria storica del Segretario Comunale Ruggieri, 1887

Le speranze di Volterra erano state alimentate fin dal 1860, quando il governo della Toscana pre-unitaria aveva approvato un decreto per la costruzione di un tronco ferroviario tra Cecina e le Saline. Tuttavia, quel decreto conteneva già in sé i germi della delusione: il tronco sarebbe rimasto incompleto, in attesa di un successivo prolungamento verso Poggibonsi o Pontedera. Con l’Unità d’Italia, le priorità nazionali cambiarono radicalmente. Roma concentrò risorse e attenzioni sulle grandi linee ferroviarie strategiche, relegando i collegamenti locali, come quello di Volterra, a un ruolo secondario.

La relazione Morana (1878):
“Avete ragione, ma non ci sono soldi”

«La domanda è legittima là dove s’invoca il passaggio nei pressi di Volterra; ma non può dirsi lo stesso della parte che riguarda il passaggio alla quarta categoria»

Relazione della Commissione Parlamentare (on. Morana), 3 novembre 1878

La relazione Morana del 1878 rappresentò un ulteriore colpo per le aspirazioni di Volterra. La commissione parlamentare riconobbe la legittimità delle richieste cittadine, ammettendo che un tracciato ferroviario più vicino alla città avrebbe avuto un impatto positivo. Tuttavia, classificò il progetto nella quarta categoria, limitando così l’accesso ai fondi necessari per la sua realizzazione. Questo paradosso – il riconoscimento di un bisogno senza il corrispondente impegno finanziario – rifletteva una dinamica tipica della politica italiana dell’epoca, dove le esigenze locali spesso soccombevano di fronte alle priorità nazionali.

Le aziende private e
il fallimento dei progetti

L’impresa Carosini (1879):
“Soldi facili, risultati zero”

«L’Impresa Generale delle Ferrovie a Sezione Ridotta […] transige sul concorso dei comuni, chiedendo solo 1,5 milioni invece di 2,6»

Circolare dell’Impresa Carosini e Josia, 23 ottobre 1879

Negli anni successivi, Volterra si trovò a dover fare i conti anche con le ambigue proposte del settore privato. L’Impresa Carosini e Josia, ad esempio, promise una soluzione apparentemente vantaggiosa: una ferrovia a scartamento ridotto che avrebbe richiesto un contributo inferiore da parte dei comuni. Tuttavia, dietro queste promesse si nascondeva una realtà ben diversa. L’impresa non presentò mai progetti tecnici dettagliati o finanziamenti certi, alimentando il sospetto che l’obiettivo fosse semplicemente ottenere concessioni speculative. Volterra, già scottata da precedenti delusioni, reagì con scetticismo, rifiutando di impegnarsi senza garanzie concrete.

Il progetto Ardoino (1871):
“Treni a cavalli e curve impossibili”

«Il progetto Ardoino prevedeva pendenze del 5,4% e curve di raggio 200 metri, con un costo di 5,6 milioni di lire»
Fonte: Studi tecnici depositati al Ministero dei Lavori Pubblici, 1871

Anche il progetto del generale Ardoino, avanzato nel 1871, si rivelò un fallimento. La proposta, che prevedeva un sistema ferroviario sperimentale con pendenze elevate e curve strette, era tecnicamente ambiziosa ma economicamente insostenibile. I costi elevati e i rischi tecnici associati al sistema Fell – una tecnologia già considerata obsoleta – dissuasero potenziali investitori, condannando il progetto all’oblio. Per Volterra, fu l’ennesima dimostrazione di come la mancanza di un approccio realistico e coordinato avesse reso impossibile trovare una soluzione duratura.

Un microcosmo
di problemi

La guerra per la ferrovia di Volterra non fu solo una questione locale, ma un microcosmo di problemi più ampi che ancora oggi affliggono l’Italia. Le lotte tra comuni per il controllo delle infrastrutture, le promesse statali disattese e i fallimenti dei progetti privati sono temi che ritornano, immutati, nel dibattito contemporaneo.


Fonti primarie
Delibere del Consiglio Comunale di Volterra (1860-1887)
Relazione della Commissione Parlamentare Morana (1878)
Circolare dell’Impresa Carosini e Josia (1879)
Memoria storica di Lodovico Ruggieri-Buzzaglia (1887)
Fonti secondarie
Archivio Storico del Comune di Volterra
“Le Ferrovie Secondarie in Toscana” (G. Mori, 1985)

Leave a Reply