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01 maggio 2023

Lo stato del
fine corsa del treno
alla stazione di
Volterra

VolterraTreno ripercorse parte della tratta ferroviaria di Saline – Volterra, per l’occasione si lasciò un resoconto pubblico.

Carlo Giustarini
Presidente VolterraTreno

“Qualche tempo fa tornai a San Lazzero, deciso a percorrere a piedi l’ultimo tratto della vecchia ferrovia Saline–Volterra. Partii dal punto terminale del regresso, nei pressi dell’ultimo casello ancora in buone condizioni — l’unico superstite dei tre — e seguii il tratto rettilineo che porta al doppio ponte sopra la statale 68.

Avevo nella mente le immagini storiche di quel punto: i binari, la cremagliera, lo scambio. Proseguii fino al tratto finale, quello che un tempo conduceva i treni in stazione, provando a immaginare — passo dopo passo — ciò che, un giorno, sarebbe potuto tornare a essere.

Scattai alcune foto, che condivisi con l’intento di accendere in tutti la stessa visione che mi aveva accompagnato lungo il cammino. Quella di un sedime che un giorno sarebbe tornato vivo, percorso da rotaie e treni, per ricollegare Volterra al mondo.

Fu un sogno, sì. Ma anche un diritto. Un diritto che ci venne strappato nel 1958 con un atto di incoscienza politica che escluse brutalmente Volterra dal sistema ferroviario nazionale. Da allora, la città fu condannata a un isolamento ingiusto, affidata a una viabilità che non fu mai, e mai sarebbe stata, all’altezza delle sue necessità.

Eppure ci avevano creduto, un tempo. Lo avevano voluto i Granduchi di Lorena già nel 1850, prima ancora dell’Unità d’Italia: un’opera moderna, lungimirante, per connettere Volterra con il resto del Paese.

Fu proprio in quella visione che tornammo a credere. Il treno doveva tornare. Per storia, per giustizia, per futuro.

Fui convinto allora, come oggi, che ce l’avremmo fatta, nonostante la supponenza e le ritrosie — spesso nemmeno troppo celate — di chi avrebbe dovuto avere a cuore il futuro di questa città, e invece si dedicava ad altro. Non sarebbero mancati, in buon toscano, aggettivi adeguati a descrivere certi atteggiamenti.

Ma ciò che contava, e conta tuttora, è lo slancio. Quello che ci avrebbe guidati — e ci guiderà — verso un futuro Primo Maggio in cui il panorama allora ancora segnato da abbandono e silenzio sarebbe tornato, come per incanto, a nuova vita.

Sognammo una festa della rinascita: il giorno in cui il treno sarebbe tornato a salire fino al Colle Etrusco, riportando con sé centinaia di visitatori incantati dal verde delle colline e dalla struggente bellezza di questo territorio.

Quel Primo Maggio arriverà. E sarà bellissimo.

Intanto, in attesa di quel giorno…
Buon Primo Maggio a tutti.

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